normativa·15 min lettura·27 luglio 2026

Codice identificativo regionale

Codice identificativo regionale: il CIR regione per regione nel 2026

Nel 2026 il codice identificativo regionale è ancora richiesto in almeno 14 delle 21 amministrazioni regionali italiane. Il CIN nazionale lo ha affiancato, non abolito. Cambia la sigla — CIR, CITR, CITRA, CUSR, CIS, IUN — cambia il portale che lo rilascia e cambia chi lo genera: a volte la Regione, a volte il Comune. Qui trovi la mappa, la procedura tipo e le sanzioni.


01

Capitolo 01 / 08

01 — Cos'è il codice identificativo regionale

Il codice identificativo regionale è un codice alfanumerico che identifica una singola unità immobiliare, o una singola struttura ricettiva, all'interno dell'anagrafe turistica di una Regione o di una Provincia autonoma. Nasce prima del CIN nazionale: le prime Regioni lo hanno introdotto tra il 2017 e il 2019, quando il legislatore statale non aveva ancora un registro unico dell'offerta extralberghiera.

La funzione è duplice. Da un lato serve alla Regione per censire l'offerta sul proprio territorio e alimentare le rilevazioni statistiche sui flussi turistici. Dall'altro serve al Comune e alla polizia locale come riferimento in fase di controllo: il codice deve comparire negli annunci, e un annuncio senza codice è il primo indizio di una struttura non censita.

Nella maggior parte dei casi il codice non si "richiede" in senso stretto: viene generato automaticamente dal sistema regionale nel momento in cui la struttura o la locazione turistica viene registrata, di solito dopo una SCIA o una comunicazione di avvio attività al Comune. Chi si aspetta un modulo dedicato "richiesta CIR" spesso non lo trova, perché il codice arriva come conseguenza di un altro adempimento — tipicamente la SCIA casa vacanza o la comunicazione di locazione turistica.

Un dettaglio che genera confusione: la sigla CIR viene usata dal mercato come termine generico, ma dietro la stessa sigla ci sono nomi diversi. In Lombardia è "codice identificativo di riferimento", in Piemonte "codice identificativo di riconoscimento", in Emilia-Romagna ancora "codice identificativo di riferimento", altrove "codice identificativo regionale". Il significato pratico è lo stesso.


02

Capitolo 02 / 08

02 — CIR e CIN: due codici, due banche dati

Il CIN, codice identificativo nazionale, è stato introdotto dall'art. 13-ter del D.L. 145/2023 (conv. L. 191/2023) ed è gestito dal Ministero del Turismo attraverso la Banca Dati delle Strutture Ricettive (BDSR). È obbligatorio dal 1° gennaio 2025 su tutto il territorio nazionale.

Il punto che genera più errori: il CIN non ha abrogato i codici regionali. Il decreto ha creato un livello nazionale sopra i sistemi regionali, non al posto loro. Le Regioni hanno mantenuto le proprie banche dati, e in molte di esse il codice regionale è addirittura il prerequisito tecnico per ottenere il CIN — la BDSR chiede il codice regionale in fase di compilazione.

Codice regionale (CIR e affini) CIN nazionale
Chi lo rilascia Regione o Provincia autonoma, in alcuni casi tramite il Comune Ministero del Turismo
Dove si ottiene Portale turistico regionale (spesso Ross1000 in versione locale) Portale BDSR
Quando nasce Alla registrazione della struttura nell'anagrafe regionale Su richiesta, dopo la registrazione regionale
Copertura Solo il territorio della Regione Tutta Italia
Serve per Anagrafe regionale, flussi turistici, controlli comunali Annunci OTA, esposizione, controlli nazionali
Obbligo negli annunci Sì, dove previsto dalla legge regionale Sì, sempre

Chi apre oggi una locazione turistica in una Regione che prevede il codice locale segue quindi due binari, in quest'ordine: prima il Comune e la Regione (comunicazione o SCIA → codice regionale), poi il Ministero (BDSR → CIN). Saltare il primo passaggio blocca il secondo.

Se ti serve la procedura completa del codice nazionale, con tempi, documenti e sanzioni, è tutta nella guida al CIN per affitti brevi.


03

Capitolo 03 / 08

03 — La mappa regione per regione

La tabella raccoglie sigla, ente che rilascia il codice e stato al luglio 2026. Le Regioni cambiano le regole con leggi e delibere proprie, spesso senza clamore: dove indicato "da verificare", il quadro non è ricostruibile da una fonte ufficiale univoca e va controllato sul portale turismo della Regione prima di procedere.

Regione / Provincia Sigla Dove nasce il codice Stato 2026
Abruzzo CIR SITRA — Sistema Informativo Turistico Regionale, procedura telematica attiva dal 5 maggio 2026 In vigore, obbligatorio negli annunci
Basilicata Anagrafe regionale / APT Basilicata Da verificare sul portale regionale
Calabria CIR Anagrafe regionale delle strutture ricettive In vigore, tuttora richiesto
Campania CUSR Generato dai Comuni sulla piattaforma regionale, poi trasmesso via PEC In vigore, codice alfanumerico di 15 caratteri
Emilia-Romagna CIR Ross1000 Emilia-Romagna (art. 14 L.R. 23/2022, d.G.R. 687/2023) In vigore come prerequisito; sull'obbligo di indicarlo negli annunci dopo il CIN le indicazioni non sono univoche — verifica
Friuli-Venezia Giulia Nessun codice regionale
Lazio CIR SUAP del Comune + piattaforma regionale, obbligatorio dal 1° settembre 2024 In vigore, prerequisito per il CIN
Liguria CITR / CITRA Ross1000 Liguria; CITR per le strutture ricettive, CITRA per gli alloggi ammobiliati a uso turistico (AAUT) Entrambi in vigore, affiancati al CIN
Lombardia CIR Generato da Ross1000/Turismo5 su flussituristici.servizirl.it (art. 38 L.R. 27/2015, d.g.r. XII/169 del 2023) In vigore, obbligatorio negli annunci dal 2018
Marche CIR Rilasciato dalla Regione alle strutture iscritte all'anagrafe, sistema Istrice/Ross1000 In vigore
Molise Anagrafe regionale Da verificare sul portale regionale
Piemonte CIR Piemonte Dati Turismo (Ross1000), generato dopo la SCIA e inviato via email In vigore
Puglia CIS DMS Puglia — modulo strutture (dms.puglia.it) In vigore, distinto dal CIN
Sardegna IUN Sistema informativo regionale In vigore, non si chiama CIR
Sicilia CIR Portale regionale, prerequisito per Turist@t Quadro incerto dopo la L.R. 6/2025 — verifica prima di agire
Toscana CIR Assegnato alla comunicazione di locazione turistica; piattaforma regionale in migrazione a Ross1000 In vigore, prerequisito per il CIN
Umbria CIR Banca dati Turismatica (L.R. 23/2024) In vigore, prerequisito per il CIN
Valle d'Aosta CIR Anagrafe regionale Esiste un codice regionale con struttura non allineata agli standard ministeriali — verifica
Veneto CIR Generato automaticamente da Ross1000 Veneto dopo la validazione della comunicazione In vigore, obbligatorio in ogni comunicazione al pubblico
P.A. Bolzano Nessun codice provinciale
P.A. Trento CIPAT Abrogato dal 2 novembre 2024

Le tre situazioni da conoscere

Dalla tabella emergono tre casistiche diverse, e confonderle è l'errore più costoso.

Il codice regionale è vivo e obbligatorio negli annunci. È il caso di Lombardia, Veneto, Liguria, Abruzzo, Campania, Puglia. Qui l'annuncio va con due codici: il CIN e il codice locale. Il Veneto è esplicito: il codice va indicato in ogni forma di comunicazione al pubblico, social inclusi.

Il codice regionale esiste ma serve soprattutto "a monte". Toscana, Umbria, Lazio, Piemonte, Emilia-Romagna: il codice nasce con la registrazione regionale ed è il presupposto per ottenere il CIN. Sull'obbligo di pubblicarlo negli annunci accanto al CIN le posizioni non sono uniformi, e in Emilia-Romagna la questione è apertamente controversa.

Il codice non esiste o è stato abolito. Friuli-Venezia Giulia e Provincia autonoma di Bolzano non lo prevedono. La Provincia autonoma di Trento aveva il CIPAT, abrogato il 2 novembre 2024: chi lo ha ancora sui vecchi annunci lo sta pubblicando a vuoto. In Sardegna esiste lo IUN, che è un'altra cosa e non va chiamato CIR nei moduli.

Per capire come il codice si incrocia con gli obblighi di comunicazione dei flussi turistici, la mappa completa dei sistemi regionali è nel pillar sui portali regionali del turismo.


04

Capitolo 04 / 08

04 — Come si ottiene: la procedura tipo

Le procedure cambiano, ma lo schema di fondo si ripete quasi ovunque. Tempo realistico dall'avvio alla disponibilità del codice: da pochi giorni a 4-6 settimane, a seconda della velocità del Comune.

1. Comunicazione o SCIA al Comune. È il passaggio che fa esistere l'attività. Per le locazioni turistiche non imprenditoriali molte Regioni prevedono una semplice comunicazione; per case vacanza, B&B e affittacamere serve la SCIA al SUAP. Servono dati catastali, planimetria, posti letto e destinazione d'uso.

2. Registrazione nell'anagrafe regionale. In alcune Regioni la fa il Comune inserendo i dati nella piattaforma (è il modello Campania, dove il CUSR lo genera il Comune). In altre la fa direttamente il titolare accedendo con SPID, CIE o CNS al portale turistico regionale.

3. Generazione automatica del codice. Il sistema compone il codice quando l'anagrafica è validata. La logica di composizione è quasi sempre la stessa: codice ISTAT del Comune + sigla della tipologia + numero progressivo. In Veneto la sigla della tipologia per le locazioni turistiche è LOC; in Lombardia e Piemonte si usano sigle come BEB, ALB, AFF.

4. Consegna del codice. Arriva via email o PEC, oppure resta consultabile nell'area riservata del portale. Conviene salvarne una copia PDF insieme alla ricevuta della comunicazione comunale: in caso di controllo è il documento che dimostra la data di registrazione.

5. Richiesta del CIN sulla BDSR. Con il codice regionale alla mano si accede al portale del Ministero. Chi opera in Lazio, Toscana, Umbria trova il campo del codice regionale obbligatorio nel form.

Attenzione

L'errore più frequente in questa sequenza è iniziare dalla BDSR. Se la struttura non è ancora nell'anagrafe regionale, la richiesta del CIN si blocca e va rifatta dopo, perdendo giorni.


05

Capitolo 05 / 08

05 — Dove va esposto il codice

Dove la legge regionale lo prevede, il codice va indicato in ogni attività di pubblicizzazione, promozione e commercializzazione, cartacea e digitale. Nella pratica significa cinque posti:

  • Annunci OTA — Airbnb, Booking, Vrbo, Expedia. Le piattaforme hanno un campo "numero di registrazione" o "licenza": va inserito il codice richiesto dalla Regione, insieme al CIN dove il campo lo consente.
  • Sito proprio e canale diretto — pagina della struttura, motore di prenotazione, footer.
  • Social e materiale promozionale — il Veneto lo dice esplicitamente per i social; altre Regioni usano formule ampie che li includono.
  • Esposizione all'esterno dell'immobile — prevista da diverse discipline regionali, in aggiunta all'esposizione del CIN.
  • Comunicazioni all'ospite — non è un obbligo generalizzato, ma indicare il codice nella conferma di prenotazione e nel messaggio pre check-in crea la traccia scritta che serve in caso di contestazione.

Se gestisci più unità in Regioni diverse, questo è il punto in cui i portafogli si sporcano: un CIR corretto pubblicato sull'annuncio sbagliato è un errore che nessuna piattaforma segnala. Le buone pratiche per tenere allineati annunci e comunicazioni sono nella guida alla gestione degli affitti brevi.


06

Capitolo 06 / 08

06 — Sanzioni: quanto costa non averlo o non indicarlo

Le sanzioni viaggiano su due livelli, e si sommano.

Livello nazionale. La mancata indicazione del codice identificativo negli annunci è sanzionata dall'art. 13-quater, commi 7 e 8, del D.L. 34/2019 (conv. L. 58/2019) con un importo da €500 a €5.000. La violazione si conta per annuncio, non per proprietario.

Livello regionale. Ogni Regione ha il proprio impianto sanzionatorio, applicato dai Comuni.

Violazione Importo tipico Riferimento
Codice non indicato negli annunci (livello statale) €500 – €5.000 Art. 13-quater D.L. 34/2019
Codice non indicato — Lombardia (CAV e locazioni turistiche) €500 – €2.500 per ogni attività pubblicizzata Disciplina regionale attuativa
Mancata indicazione — accertamento comunale (es. area metropolitana milanese) €250 – €1.500 per unità immobiliare Regolamento locale
Struttura non registrata nell'anagrafe regionale Variabile, con possibile sospensione dell'attività Leggi regionali turismo
Mancanza o mancata esposizione del CIN €800 – €8.000 (assenza) / €500 – €5.000 (mancata esposizione) Art. 13-ter D.L. 145/2023

Due avvertenze oneste su questa tabella. La prima: gli importi regionali dipendono dalla legge della singola Regione e dal regolamento comunale che la applica, quindi il range indicato è indicativo e va verificato sul territorio. La seconda: le violazioni sono autonome. Un'unità priva sia di codice regionale sia di CIN, con annunci attivi, può ricevere verbali distinti per ciascun profilo.

Il rischio cresce in modo lineare col portafoglio. Dieci appartamenti con il codice mancante sugli annunci significano dieci violazioni, non una.


07

Capitolo 07 / 08

07 — Gestire i codici con un portafoglio multi-regione

Per un host con un appartamento il codice regionale è una pratica una tantum. Per un property manager con unità in Lombardia, Liguria e Puglia diventa un dato anagrafico da tenere pulito, perché ogni Regione ha sigla, portale e regole di pubblicazione diverse.

Tre accorgimenti che funzionano:

Un'anagrafica unica per unità. Una riga per appartamento con: indirizzo, dati catastali, codice regionale, sigla e Regione, CIN, data di registrazione, portale di provenienza, ricevuta PEC. Quando arriva un controllo o un proprietario chiede conferma, il dato si trova in trenta secondi anziché in tre giorni.

Un controllo annuale degli annunci. Le Regioni cambiano le regole senza avvisare i singoli operatori. Il CIPAT di Trento è stato abrogato a novembre 2024 e sugli annunci di molte strutture è rimasto per mesi. Un giro di verifica una volta l'anno su tutti gli annunci intercetta questi casi.

Codici e comunicazione all'ospite separati dalla memoria. Il codice va comunicato in modo coerente, ma è l'ennesimo dato che il gestore rischia di sbagliare copiando da un appartamento all'altro. Verto AI risponde agli ospiti su WhatsApp 24 ore su 24 in oltre 25 lingue e legge i dati dell'unità dal gestionale collegato — Smoobu, Hostaway, Guesty, Lodgify e gli altri PMS integrati — così il codice giusto arriva sempre insieme all'unità giusta, senza copia-incolla manuale. Su oltre 12.000 conversazioni misurate, l'85% si chiude senza intervento umano.

Dato

Un property manager con 15 unità distribuite su tre Regioni gestisce in media tre anagrafi regionali diverse, tre formati di codice e tre portali con credenziali separate. È qui che nasce la maggior parte degli errori di pubblicazione, non nella singola pratica.

"

Gestisci unità in più Regioni? Verto AI centralizza la comunicazione con gli ospiti su WhatsApp leggendo i dati dell'unità dal tuo PMS, in 25+ lingue. Setup in 30 minuti, da 24,90 €/appartamento/mese, nessun vincolo: si disdice quando si vuole. Parla con il team Verto →


08

Capitolo 08 / 08

Conclusione

Il codice identificativo regionale non è un residuo del passato: nel 2026 convive con il CIN in almeno 14 amministrazioni regionali su 21, e in diverse di queste è il presupposto tecnico senza il quale il CIN non si ottiene.

Tre cose da portare a casa:

  1. Il CIN non ha abolito i codici regionali. Dove la Regione lo prevede, l'annuncio ne porta due.
  2. La sigla cambia e conta. CIR non è universale: in Puglia è CIS, in Campania CUSR, in Liguria CITR e CITRA, in Sardegna IUN. In Friuli-Venezia Giulia e a Bolzano non c'è nulla, a Trento il CIPAT è abrogato dal 2 novembre 2024.
  3. La sequenza corretta è Comune → Regione → Ministero. Partire dalla BDSR fa perdere giorni.

Per il quadro nazionale completo — procedura BDSR, tempi, esposizione e sanzioni del CIN — il riferimento è la guida al codice identificativo nazionale. Per capire cosa comunica la tua Regione e con che frequenza, la mappa dei sistemi di rilevazione è in Ross1000 e i flussi turistici.

"

Articolo redatto dal team Verto AI sulla base della normativa nazionale (D.L. 145/2023 conv. L. 191/2023 art. 13-ter; D.L. 34/2019 conv. L. 58/2019 art. 13-quater) e della documentazione dei portali turistici regionali, aggiornata a luglio 2026. Le discipline regionali cambiano frequentemente: verifica sempre sul portale turismo della tua Regione prima di adempiere.

Verto AI risponde agli ospiti su WhatsApp in 25+ lingue leggendo i dati di ogni unità dal gestionale: scopri come funziona.


Continua

Collegati ad altre risorse

Le tasse le hai capite. Ora libera le tue giornate.

Più appartamenti gestisci, più tempo se ne va in messaggi agli ospiti. Verto risponde su WhatsApp 24/7 al posto tuo — così pensi ai numeri, non alle domande di sempre.

Domande frequenti

Le domande che ci arrivano più spesso.

Il CIR è ancora obbligatorio dopo l'introduzione del CIN?+

Sì, dove la legge regionale lo prevede. Il CIN nazionale, istituito dall'art. 13-ter del D.L. 145/2023, si è aggiunto ai codici regionali senza abrogarli. Nel 2026 il codice regionale è ancora in vigore in almeno 14 delle 21 amministrazioni regionali italiane, e in diverse di queste è il prerequisito tecnico per ottenere il CIN sulla banca dati del Ministero.

Quali Regioni non hanno un codice identificativo regionale?+

Friuli-Venezia Giulia e Provincia autonoma di Bolzano non prevedono un codice locale. La Provincia autonoma di Trento aveva il CIPAT, abrogato il 2 novembre 2024. La Sardegna non usa il CIR ma lo IUN, Identificativo Univoco Numerico. Per Basilicata, Molise e Valle d'Aosta il quadro non è univoco e va verificato sul portale turismo della Regione.

Come si ottiene il codice identificativo regionale?+

Nella maggior parte delle Regioni non si richiede: viene generato automaticamente quando la struttura entra nell'anagrafe regionale, dopo la comunicazione o la SCIA presentata al Comune. Il codice arriva via email o PEC, oppure è visibile nell'area riservata del portale turistico regionale. In Campania lo generano direttamente i Comuni sulla piattaforma regionale.

Dove devo indicare il CIR nei miei annunci?+

Dove previsto dalla legge regionale, in ogni attività di pubblicizzazione, promozione e commercializzazione: annunci su Airbnb, Booking e altri portali, sito proprio, materiale cartaceo e in diverse Regioni anche i social. Molte discipline regionali prevedono inoltre l'esposizione all'esterno dell'immobile, in aggiunta a quella del CIN nazionale.

Quali sanzioni si rischiano senza CIR negli annunci?+

La mancata indicazione del codice identificativo negli annunci è sanzionata a livello statale dall'art. 13-quater del D.L. 34/2019 con importi da 500 a 5.000 euro per annuncio. A questa si aggiungono le sanzioni regionali applicate dai Comuni: in Lombardia, per esempio, da 500 a 2.500 euro per ogni attività pubblicizzata senza codice.